- vittorio baccelli - i racconti -

LA DANZA DEI GIGANTI

 

Sono sicura che questo non è un sogno, ma una realtà, magari diversa, ma sempre è una cosa reale: ricordo tutto perfettamente, almeno fino a quando mi sono spogliata e messa nel letto.

Ho iniziato la mia mattinata col solito turno da infermiera per quella signora inglese, brutta ed antipatica, che s’è fratturata il femore mentre stava facendo la spesa all’ipermercato.

Sono uscita da quella casa alle dodici in punto, tutte le volte che sono la dentro non vedo l’ora d’andarmene, così quando scade il tempo mi precipito subito per la strada, la vecchia se la guarderà qualcun altro.

Dicevo che sono uscita le dodici in punto e mi sono recata alla mia abitazione per mangiare qualcosa. Abito da sola, mia figlia se ne andata da oltre un anno con un milanese biondo, niente male che ha una diecina d’anni più di lei, lavora in un’azienda di Milano insieme a lui e stanno in una casetta tutta linda e profumata, sembrano due piccioncini, perciò finchè dura lasciamoli in pace. L’uomo col quale vivevo l’ho scacciato, saranno cinque anni, e da allora sono libera, mai il detto meglio soli che male accompagnati fu così ben adatto come alla sottoscritta. Alle quattordici e trenta dovevo incontrarmi con un mio amico in un bar qui vicino, ma poi ci ho ripensato, ero troppo stanca e non ne avevo voglia, talvolta anche scopare può divenire un lavoro.  Allora ho spento il cellulare e mi sono sbaraccata in salotto sul divano davanti alla TV. Verso le cinque me ne sono andata un po’ in giro con l’auto, ho fatto alcune compere in negozi di periferia, poi sono andata in un bar che ha aperto di recente ed ho ordinato uno spumantino secco. Ero seduta nella stanza che c’è al piano di sopra di quel bar e stavo distrattamente leggendo un quotidiano quando ho visto entrare un mio amico di parecchi anni fa del quale non riesco a ricordare il nome. Ci siamo messi a chiacchierare del classico più e del meno e lui mi ha chiesto il numero del cellulare: glielo ho dato volentieri.

Quando lui se ne andato io sono uscita, ho girato un po’ con l’auto ed infine mi sono fermata in una pizzeria ed ho ordinato una margherita con un boccale di birra bionda. Canzonette stupide e strampalate, sicuramente d’annata, uscivano a getto continuo dal juke box nell’angolo della sala, fortunatamente a basso volume. Poi ho ordinato un caffè, ho pagato, sono uscita, mi sono recata in centro per fare un’ultima passeggiata: mi piace girare sola di notte per la città. Sono infine tornata all’auto, poi a casa e dopo aver sbrigato qualche faccenda domestica e guardato la posta col computer, tutte spam mai un messaggio serio, mi sono infilata nel letto.

Adesso invece mi ritrovo in questo prato bagnato di rugiada come se avesse piovuto di recente e con l’aria che è scura come all’imbrunire, nell’erba davanti a me ci sono delle pietre blu e dietro altre diverse: “triliti di Sarsen”Come mi è venuto in mente questo nome?

- Nella leggenda che racconta Goffredo, Merlino dice che le pietre hanno a che vedere coi giganti che sono vissuti in lontani lidi africani.-

Nella leggenda di chi? Ma cosa mi sta venendo in mente, già questo sogno è fin troppo reale, le voci di fondo ci mancavano, e parlano, parlano ancora, ma voglio ascoltarle, capire ciò che dicono, trovare un senso a questa assurda trama.

- Solo nel 1953 fu notato che la daga incisa in un Sarsen era molto simile a quelle usate nella Grecia micenea attorno al 1600 a..c e successivamente rinvenute pure in territori africani. Inoltre le numerose ascie incise sulla medesima pietra sono simili a quelle in uso presso i britanni e gli irlandesi agli inizi dell’età del bronzo.-

Vuoi vedere che stanotte mi faccio pure una cultura? Coi triliti, le asce, le daghe, ma non ho capito questo Merlino cosa c’entra, e non sarà mica il famoso mago? “Hei! C’è nessuno in casa? Chi cazzo è Merlino? Il fratello della Morgana?”

- Goffredo era a conoscenza di un racconto sulla Danza dei Giganti in forma di pura leggenda, per questo ha pensato che le pietre fossero state trasportate, dai figli degli dei per mare. Ed ha messo tutto questo in bocca a Merlino ed il luogo da cui provengono le pietre è Killaraus e l’opera è stata costruita in due periodi diversi e con due tipi principali di pietra.  Le pietre che compongono i triliti, le strutture a forma di portale, sono conosciute come Sarsen e provengono dalle vicine colline di Marlborough, vennero lavorate con grosse mazze e sistemate sul posto. Le altre non sono locali e furono trasportate da luoghi molto distanti, vengono chiamate dioriti maculate. La leggenda di Goffredo narra che alla fine del V secolo d.c. il condottiero dei Britanni, Aurelius, sconfisse gli invasori Sassoni ed in memoria dei suoi compagni assassinati durante un simposio decise d’innalzare un monumento a loro ricordo imperituro. Consultò  Merlino che gli suggerì d’andare in Irlanda a prendere il cerchio magico conosciuto come la Danza dei Giganti, poiché le sue pietre avevano potenti poteri sia fatati che curativi. Le pietre si trovavano su una montagna chiamata Killaraus. A malincuore i britanni d’Aurelius comandati da Uther Pendragon invasero l’Irlanda, sconfissero le popolazioni autoctone e prelevarono la Danza dei Giganti.-

Ma che cazzo va dicendo questa stupida voce? Sembra un imbonitore turistico male informato o la lettura di un libro approssimativo di Kolosimo, Merlino ed Aurelius non sono mai esistiti e la Danza non è certo stata importata, questo sproloquio deve durare ancora a lungo? La Danza dei Giganti è a Stonehenge, lo so, sul mio sito ho un link ad una web camera piazzata proprio lì. Non voglio più ascoltare queste stupide voci, altro che cultura, sparano solo cazzate, voglio solo capire perché mi trovo qui, in questo punto, ma ci sono veramente?

Le pietre, mi sento da loro chiamata, sono sempre più attirata da loro ed il paesaggio sta mutando, prima s’è alzata una leggera nebbiolina, ma adesso va facendosi sempre più densa di minuto in minuto, non è freddo, tutt’altro, ma l’umidità sta entrando nelle mie ossa. Adesso la nebbia è ancora più fitta, non si vede quasi nulla, se non mulinelli della stessa.  Non ho mai assistito ad un fenomeno simile, sembra che la nebbia si stia condensando solo in alcuni punti, ecco sta apparendo una forma che diviene sempre più concreta, sì compare un albero che prima non c’era e diviene sempre più gigantesco e la Danza dei Giganti è sconvolta dalle sue radici che si fanno sempre più enormi e possenti. Intorno a me non c’è anima viva, la nebbia si dirada fino a scomparire del tutto, sono l’unico testimone di fatti magici e sconvolgenti che si stanno verificando davanti ai miei occhi. L’albero è ora ben definito ed immenso, le pietre sono intrappolate nelle sue radici. Cosa significa? Deve avere un senso tutto questo e perché solo io vi sto assistendo?

- Yiggdrasil è l’albero della vita delle leggende nordiche ed ora è qui davanti a te, le sue radici affondano nel mondo degli uomini e la loro esistenza è ad esso legata.-

La “loro esistenza”, chi mi parla neppure è umano ed io pensavo che fosse una parte recondita della mia mente, magari quella in cui i neuroni più sciacquano, una zona d’ombra nel più intimo me stessa. La Danza dei Giganti prima, ed ora l’albero della vita, ma che cazzo volete da me? Fermi tutti! Là in fondo c’è gente, sono tre donne e stanno danzando, forse. Sono vestite come le ballerine della TV, mi avvicino, no, hanno scoperto i pochi punti che dovrebbero essere coperti e sesso e tette sono al vento.

-         Hei! Ragazze!

- Le tre Norne dimorano nella radice grande di Yiggdrasil, si chiamano Verdandi, Urda e Skuld. -.

E ti pareva? Fatemi capire, le Norne sono le Parche, o meglio le loro equivalenti nordiche, mi sa che son messa sempre peggio, qui è meglio che tagli la corda alla svelta, ho visto fin troppo, ora via di corsa. Cazzo! ma non riesco a correre, sono come al rallentatore e sembra che l’aria si faccia sempre più densa. Ho voltato le spalle alla scena, ma non c’è niente davanti a me, non riesco più a proseguire, sono ferma. Mi getto allora per terra, sull’erba bagnata, mi sdraio e guardo nuovamente l’albero della vita che s’innalza come il grattacielo più alto e mi sovrasta ricoprendo interamente questo cielo che sembra essere eternamente plumbeo. Chiudo gli occhi, giungerà il sonno ristoratore ed al risveglio mi troverò nella mia camera da letto, non avrò più addosso questi stracci bagnati, sporchi e stracciati, ma la mia rassicurante    t-shirt rosa che ricordo d’aver indossato prima di coricarmi. Giunge il sonno ristoratore, mai così caldamente invocato, ma le speranze che tutto ritorni com’era sono deboli.

 

* Le speranze che tutto ritorni com’era sono deboli, anzi sono del tutto svanite da quando alcune fibre del tappeto che lei usa come scendiletto si sono misteriosamente attivate. Queste fibre provengono infatti in origine da un tappeto dei sogni che fu distrutto più di mille anni fa.

Adesso lei dorme, al risveglio un nuovo incubo l’attende, un sogno pericoloso, infatti un ramo d’Yiggdrasil è stato spezzato del vento e come è stato da sempre scritto, ogni cosa che accade all’albero si ripercuote nel mondo degli uomini. *

 

Vittorio Baccelli