-         vittorio baccelli – i racconti – eclisse

 

 

 

TURBAMENTI D’UN GIOVANE ASPIRANTE SCRITTORE

 

Anni addietro avevo terminato una serie di racconti, ricordo che erano venti in tutto, frutto di più d’un anno di lavoro e li avevo raccolti in un unico volume con tanto d’introduzione e postfazione.

Avevo costretto amici e parenti ad ascoltare la lettura delle mie opere, e tutti mi avevano detto che erano buone, erano originali e ben scritte: perché non cerchi un editore per fartele pubblicare?

Caricato da questi apprezzamenti, fu così che mi decisi, ribattei tutto al computer, ne feci un dischetto e cominciai a cercare gli indirizzi delle case editrici.

Trovai una pubblicazione con tutto l’indirizzario cercato dal giornalaio del mio paese, me la feci prestare, la fotocopiai e fiducioso iniziai gli invii del mio lavoro agli editori più noti.

Il tempo passava e l’attesa si prolungò più del previsto. La maggior parte dei miei interlocutori, nei quali avevo riposto grandi speranze, non si degnò neppure di rispondere, due mi rinviarono il dischetto scrivendomi che i loro programmi editoriali non prevedevano al momento nuovi inserimenti.

A quel punto mi venne in mente che in passato conoscevo tre persone, allora aspiranti poeti, che oggi avevano fatto carriera all’interno di grosse strutture editoriali.

- Che stupido, non averci pensato subito! – mi dissi, ed inviai loro il dischetto con una personale lettera d’accompagnamento.

Risultato: il tempo passò, ed io non ebbi alcuna risposta.

Ero scoraggiato e sempre più spesso mi veniva in mente Snoopy con il suo lavoro dall’incipit “Era una notte buia e tempestosa…..” e l’immancabile risposta “Lei è uno scrittore tremendo, perché c’importuna?”

Inviai allora i racconti alle varie riviste, e qui conseguii qualche risultato, ebbi almeno la soddisfazione di vedere finalmente pubblicate alcune delle mie cose. Mi sembrava però d’avere smembrato il mio libro, che era sì di racconti, ma erano stati scritti in una visione unitaria d’insieme.

Intanto il mio nome, e relativo indirizzo, s’era diffuso nel giro (degli addetti ai lavori, non dei lettori) ed iniziarono ad arrivarmi le missive degli editori a pagamento e delle agenzie di consulenza letteraria.

Cifre a sei zeri, accompagnate dalle classiche promesse di diffusione e di lancio che si capiva da lontano un miglio che erano tutte fasulle o, nella migliore delle ipotesi, totalmente inefficaci.

Niente da fare.

Tra i tanti contatti di quel momento, ne ricordo uno particolarmente buffo, con una redazione di studenti universitari un po’ orror-fantasy e con la puzza sotto il naso.

“ Lei ha notevoli capacità letterarie, è indubbio, ma i suoi racconti sono troppo fantasiosi o sono poco fantasiosi, lei è sopra le righe o sotto le righe, i suoi personaggi sono troppo alieni o troppo poco alieni, noi siamo più “umanisti(?)”

Ma il clou lo raggiunsero quando mi scrissero che respingevano una mia storia, perché assomigliava troppo ad una di Stephen King….ma cazzo! c’era pure scritto nella prefazione che avevo voluto riprendere un racconto di King e trasportarlo dalle mie parti, poiché per me questa era un’operazione intrigante!

Comunque mi divertii a mandargli racconti a raffica per vedere se avevano il coraggio di rispondere…lei è uno scrittore tremendo, perché ci importuna?

Infine inoltrai loro una missiva che iniziava parafrasando il De Martino degli anni 70 “Spettrabile red/azione….”raccontandogli anche che il titolo della loro rivista era lo stesso di un vecchio film, che tra l’altro non mi era neppure piaciuto.

Il tempo passava ed il mio nome era sempre più noto, sempre solo agli addetti ai lavori, ed iniziai ad essere tempestato dagli organizzatori dei concorsi letterari che m’inviavano bandi a raffica, e tutti volevano una quota di partecipazione.

Non inviai una lira a nessuno, ma i miei lavori, quelli sì che glieli spedivo. E malgrado la morosità della tassa d’iscrizione (o di lettura, o di segreteria, o di come cazzo la chiamassero) inaspettatamente vinsi dei premi che mi davano diritto alla pubblicazione su giornali di serie C realizzati al computer e fotocopiati, con tirature di fantasia, mi inviarono attestati, coppe e medagliette, mi regalarono libri di poesie redatte in dialetti per me incomprensibili, mi inserirono in alcune antologie, ancora una volta con tirature fantasma, realizzate con fotocopie unite da una copertina. Mi fecero anche Accademico di una qualche congrega sperduta nel sud italico.

Dalle segreterie dei premi, le segnalazioni arrivarono poi a valanga, penso senza neppure aver letto quello che avevo loro inviato.

Vinsi anche un premio per una poesia del titolo……..Ma quel titolo era quello della mia prima antologia di racconti!

Fui allora folgorato sulla strada di Damasco! Mi resi conto che il panorama letterario è dunque ristretto a riviste accademiche, ove scrivono solo i soliti, citandosi ed autoincensandosi a vicenda, agli editori a pagamento che ti spillano fior di milioni e se non vendi, e con loro non puoi certo vendere, sono cazzi tuoi, e alle riviste che ti pubblicano solo se ti abboni e che vengono lette, nel migliore dei casi, solo da altri aspiranti scrittori.

Discorso tutto diverso se sei un personaggio televisivo, o un cantante o un calciatore, in questo caso tutte le case editrici ti stressano a fior di bigliettoni perché tu butti giù qualcosa, il libro tanto poi lo riorganizzano loro, non c’è problemi anche se sei uno che con la penna in mano proprio non ci sta.

Ma gli italiani leggono? No, leggono poco e quel poco lo leggono anche male. In compenso c’è un casino di gente che scrive, ed in genere scrive banalità sconcertanti. Siamo un popolo di scrittori e di poeti, ma chi scrive non legge, e neppure ha il tempo di rileggere se stesso.

Ho detto prima che fui folgorato, è vero fui colpito ed illuminato da una poesia di Dino Campana, uno dei miei poeti preferiti:

 

Vo alla latrina e vomito (verità)

Letteratura nazionale

Industria del cadavere

Si Salvi Chi Può

 

Lasciai tutto e decisi di trasferirmi in Francia ed a Parigi presi alloggio in una soffitta per studenti nel quartiere latino.

Qui mi misi a lavorare seriamente ad un testo dark ed un po’ splatter ove narravo le gesta di un serial killer completamente fuso specializzato in prostitute, che uccideva mettendo in scena sempre il medesimo rituale demenzial satanico.

Il mio personaggio oppresso da una vita senza scopi per sentirsi qualcuno uccideva dodici lucciole, infine si costituiva alla polizia consegnando un manoscritto nel quale descriveva minuziosamente i suoi misfatti e gli stati d’animo che lo attraversavano durante le sue azioni.

Perché aveva combinato tutto quel casino? Perché si sentiva costretto ad eseguire gli ordini che telepaticamente gli venivano trasmessi tutte le notti, a mezzanotte in punto dallo schermo vuoto di un vecchio televisore rotto sintonizzato sul canale 666.

Sullo schermo roteavano solo pixel impazziti, mentre l’audio trasmetteva soltanto un monotono ronzio acuto.

Terminato il libro lasciai l’appartamento, acquistai un camper, inviai il manoscritto ad alcune importanti case editrici ed iniziai le uccisioni rispettando i rituali del mio protagonista.

Ne portai a termine solo otto prima che riuscissero ad arrestarmi, ma da due settimane il mio nome, brani del romanzo che avevo scritto sul serial killer, la mia foto e l’elenco dei libri che avevo già redatto, erano su tutta la stampa e la TV francese, e penso che anche all’estero, almeno in Italia, fosse successa la stessa cosa.

Nel camper avevo una piccola TV e quando l’accendevo non si faceva altro che parlare di me, lo scrittore che forse in seguito alle delusioni letterarie, era impazzito e si era immedesimato nell’ultimo dei suoi personaggi.

Pochi giorni dopo l’arresto, un agente della maggiore casa editrice francese venne a trovarmi per sottopormi un contratto col quale avrebbero pubblicato in esclusiva tutti i miei scritti, anticipandomi provvigioni, percentuali sulle traduzioni e sui diritti per eventuali film e programmi televisivi.

Accettai, ed adesso mi trovo qui in carcere in attesa del processo, gli strizzacervelli m’hanno rivoltato da tutte le parti e sono arrivati alla conclusione che una vita di delusioni m’aveva fatto perdere ogni controllo e m’aveva portato ad identificarmi col personaggio. Secondo loro quando avevo compiuto i crimini, non ero in grado d’intendere e di volere, perché colpito da una follia momentanea ed allucinatoria, ma oggi in via di guarigione.

Questa loro diagnosi a me sta più che bene e sto facendo di tutto per assecondarli: sono un carcerato modello e conduco la mia vita da recluso scrivendo e leggendo, ed anche dimostrando la mia più ampia disponibilità e collaborazione nei confronti dei secondini, degli psichiatri e del magistrato che mi segue attentamente.

Sono anche divenuto ricco, anche se la mia ricchezza al momento è amministrata dal Tribunale, i miei libri sono dei best seller e posso permettermi i migliori avvocati.

Ce l’ho fatta, sono famoso, sono letto: i miei prossimi libri li dedicherò alle otto ragazze che ho dovuto sacrificare all’altare del mio successo, già ora una parte dei diritti d’autore li sto girando alle famiglie delle mie vittime, non certo per rimettere a posto la mia coscienza, di loro non mi frega nulla, ma per mettermi in buona luce di fronte all’opinione pubblica.

Ora poi sfruttando la mia notorietà, grazie a me anche il magistrato che mi segue è divenuto famoso, ho ottenuto l’allacciamento ad internet per il computer che ho in cella, dimenticavo di dirvi che mi hanno sistemato in una cella molto ampia, ariosa, imbiancata di recente, nella quale ho avuto l’autorizzazione di tenere un PC e moltissimi libri, che quando uscirò, ho dichiarato, regalerò alla biblioteca del carcere.

E non credo proprio che rimarrò a lungo rinchiuso.

Torniamo al collegamento internet, per me questa richiesta era molto importante, infatti sto scrivendo un lungo racconto del quale voglio leggervi l’introduzione.

 

La Bestia è solo uno trai tanti simbolici mostri che popolano il “Libro delle rivelazioni”noto a tutti come l’Apocalisse, testo del Canone Cattolico che viene comunemente attribuito a San Giovanni. Il brano in cui il Demone, che aveva due corna, simili a quelle di un agnello e che parlava come un drago, fa la sua apparizione, dice tra l’altro che “faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte, e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della Bestia, o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della Bestia: esso rappresenta il nome d’un uomo E tale cifra è 666”.

Lasciamo perdere i calcoli sul numero sui quali nel corso di due millenni s’è scritto di tutto dalle supposizioni numeriche più azzardate, alle cazzate più pazzesche. Soffermiamoci invece sul testo che fu redatto in koine, cioè in un greco ellenico derivato dal dialetto attico, e giova anche ricordare che l’attuale numerazione che per convenzione definiamo araba, venne da noi introdotta solo verso il mille. Il testo originale è andato perduto e nelle prime traduzioni greche e romane, considerando che i numeri venivano composti servendosi delle lettere dell’alfabeto, il 666 era dunque formato dalle lettere digamma, digamma, digamma.

La lettera digamma ha valore fonetico equivalente a W, lettera con la quale tra l’altro viene solitamente traslitterata: quindi la sequenza numerica che c’interessa è divenuta “WWW”Anche nell’antico ebraico in numero 6 veniva rappresentato da una lettera dell’alfabeto, la WAW, che si legge e si traslittera in W.

La sigla WWW appare sempre sulla fronte, cioè sulla parte alta di ogni schermata durante la navigazione ed i riferimenti mercantili del testo, che nessuno potesse comprare o vendere, senza aver tale marchio, cioè il nome della Bestia od il numero del suo nome, ci rimandano direttamente alla nostra new economy, o no?

Volete comunque il nome della Bestia? Eccolo:WWW! Navighiamo dunque insieme, amici miei!