- vittorio baccelli - i racconti -

- apparso per la prima volta su "l'anima delle cose" col titolo "il furto", con qualche leggera modifica è entrato a far parte della raccolta "storie di fine millennio" e successivamente apre la "antologia di scrittori lucchesi - 2000"-

vittorio baccelli

FORTUNA

 

Fortuna era appena atterrata e l’elaboratore iniziò a fornirle le coordinate essenziali.

Man mano che i dati le pervenivano la mutazione procedeva. L’entità vibrante di sesso femminile, chiamata Fortuna, cominciò a prendere una forma per lei insolita.

 Non appena il corpo si fu concretizzato e la sua nuova mente addestrata per quel pianeta che i suoi abitanti chiamano Terra, nazione Italia, città Lucca, zona delle mura urbane, data 15 febbraio 2021, l’elaboratore iniziò a provvedere a tutto il resto: minigonna, camicetta, cappotto, guanti, occhiali da sole, stivali con tacco alto, calze a rete, reggiseno, slip, borsetta completa di portafoglio, carta d’identità, denaro, accendino, sigarette, ecc.

La parte vibrante di Fortuna, rimasta inutilizzata guardava intanto con divertimento la trasformazione di sé stessa operata dall’elaboratore.

Ecco, era pronta, mancava solo l’espropriatore, con tutta calma aprì il pacchetto di sigarette (da poco materializzato) ne estrasse una e l’accese; molto probabilmente l’elaboratore incontrava qualche difficoltà nell’organizzare la materializzazione dell’espropriatore. Era comunque contenta che su questo pianeta l’es si potesse tranquillamente mimetizzare con qualche oggetto comune, si ricordava ancora con un divertito imbarazzo quando su Molzx dovette incorporarlo nel proprio apparato sessuale. Infine si materializzò una macchina fotografica giapponese munita di tutti i più sofisticati accessori: era l’es, l’elaboratore ce l’aveva fatta!.

Iniziò a passeggiare nel prato, l’erba era umida, un sole modello G.21 riscaldava appena: un barbone sdraiato su una panchina lì vicino strabuzzò gli occhi davanti a l’inaspettata apparizione – ne era sicuro, un attimo prima lì non c’era nessuno – e rimase un bel po’ a bocca aperta a guardare quello schianto di turista che s’allontanava.

Fortuna prese a sondare il territorio ed individuò altri due vibranti ma a più di trenta verev di distanza,  regolò allora dal modulo agli apparati di mimetizzazione e s’accertò che non l’avessero individuata.

Terra era infatti protetta e solo il personale di controllo poteva scendere, ovviamente senza farsi notare e senza minimamente intervenire, gli abitanti erano tra i pochi sopravvissuti alla caduta del Grande Impero (ma loro non ne erano al corrente), strane entità biologiche, molto intelligenti, ma predatori con un coefficiente di violenza così spaventoso da consigliarne la protezione.

Aveva deciso di non uscire da quel parco, non se la sentiva di affrontare la confusione che regnava intorno, con il territorio infestato da quegli assurdi primitivi mezzi meccanici di locomozione a combustione interna maleodoranti e rumorosi.

Cominciò dunque a armeggiare con la macchina fotografica: inquadrò prima una siepe, poi un abete, poi fu la volta di un cestino colmo di rifiuti ed alcuni merli che saltellavano su l’erba.

Ad ogni clic!, il soggetto inquadrato silenziosamente svaniva, un bastardissimo cane le venne incontro scodinzolando… clic!… si dissolse nel nulla.

Fu in quel preciso istante che il segnalatore del modulo entrò in funzione in maniera intermittente: Cazzo! - Esclamò in perfetto italiano-terrestre, - i controllori m’hanno rilevata!. -

Si dissolse e rientrò precipitosamente nel modulo, conscia che era solo questione di attimi, vibrò attorno ai comandi, rischiando un po’ e contravvenendo a tutte le leggi galattiche, si rifugiò istantaneamente nell’iperspazio confondendosi tra le pieghe delle infinite realtà parallele e delle combinazioni temporali. Il segnalatore si disattivò: anche questa volta l’aveva fatta franca.

L’elaboratore iniziò a fornirle tutti i dati dell’ultima operazione: aveva perso solo un millesimo di sé stessa (1000,3 per l’esattezza) che era rimasto abbandonato sul pianeta, l’es era stato integralmente recuperato ed aveva trattenuto ben 110 soggetti commerciali, in quanto a lei aveva commesso 379 infrazioni, che se individuata, le sarebbero costate il sequestro del modulo, il ritiro a vita della licenza di pilotaggio ed una multa da capogiro.

Malgrado la fuga precipitosa, l’incursione era andata bene: il valore dei soggetti carpiti dall’es era, al mercato illegale, di ben 7000 crediti… veramente una bella sommetta, poteva finalmente permettersi un modulo dell’ultima generazione.

Intanto il millesimo di sé che era rimasto sulla Terra, privo d’informazioni, staccato dall’elaboratore, e con forti distorsioni nel settore mnemonico, non sapeva proprio che pesci prendere, era però cosciente che doveva trovare una soluzione, ed in fretta. Analizzò l’oggetto che aveva dinanzi e modificò la sua struttura fino a divenirne un’identica copia.

La zona fu perlustrata qualche istante dopo da un vibrante che l’attraversò sfrecciando in forma di nebbia: non rilevò niente d’anormale e passò oltre.

Dopo alcune ore giunse una squadra d’addetti ai parchi, poi alcuni impiegati dell’ufficio tecnico comunale.

Mancavano dodici alberi ed una intera siepe, al loro posto c’erano delle buche profonde alcuni metri nel terreno, ma la cosa veramente assurda era la colonna commemorativa in marmo, identica a quella del prato lì vicino, che s’ergeva nel bel mezzo del vialetto.

Dopo aver recintato in tutta fretta la zona, con la scusa dei lavori in corso, dopo alcune riunioni concitate in Comune e in Prefettura, furono  prese le seguenti decisioni: copertura delle buche, sostituzione degli alberi e della siepe mancante, sistemazione di un nuovo e meno antiestetico cestino dei rifiuti, modifica del tracciato del vialetto, spostato tra le due colonne.

Tutto fu così sistemato, ma il barbone che da anni prendeva il sole e dormiva su quella panchina nei pressi della colonna, si trasferì dalla parte opposta delle mura.

Fortuna intanto soddisfatta per l’incursione, stava depolarizzandosi al caldo sole di un pianeta alla periferia di una antica galassia.