- vittorio baccelli - i racconti - daemon - pixel ed altri deliri -

                                                    

 

LO STRETTO INDISPENSABILE IN UNA DOMENICA D’AGOSTO

 

Scriveva Jorge Luis Borges nella sua Biblioteca di Babele: “L'universo (che altri chiamano la Biblioteca) si compone di un numero indefinito, e forse infinito, di gallerie esagonali, con vasti pozzi di ventilazione nel mezzo, bordati di basse ringhiere. Da qualsiasi esagono si vedono i piani superiori e inferiori, interminabilmente. La distribuzione degli oggetti nelle gallerie è invariabile. Venticinque vasti scaffali, in numero di cinque per lato, coprono tutti i lati meno uno; la loro altezza, che è quella stessa di ciascun piano, non supera di molto quella di una biblioteca normale. Il lato libero dà su un angusto corridoio che porta ad un'altra galleria, identica alla prima e a tutte. A destra e a sinistra del corridoio vi sono due gabinetti minuscoli. Uno permette di dormire in piedi; l'altro di soddisfare le necessità fecali. Di qui passa la scala a spirale, che s’inabissa e s'innalza nel remoto. Nel corridoio c'è uno specchio, che fedelmente duplica le apparenze.... La luce procede da frutti sferici che hanno il nome di lampade. Ve ne sono due per esagono, su una traversa.... Morto non mancheranno mani pietose che mi gettino fuori della ringhiera; mia sepoltura sarà l'aria insondabile; il mio corpo affonderà lungamente e si corromperà e si dissolverà nel vento generato dalla caduta, che è infinita..... A ciascuna parete di ciascun esagono corrispondono cinque scaffali; ciascun scaffale contiene trentadue libri di formato uniforme; ciascun libro è di quattrocentodieci pagine; ciascuna pagina, di quaranta righe; ciascuna riga di quaranta lettere nere."

Lo so che vi sembrerà pazzesco, ma io mi ritrovo in questo luogo descritto così magistralmente da Borges almeno una volta al mese, ormai da anni. E la cosa non è che mi dispiaccia, mi turba questo sì, ma i benefici che ne colgo superano ogni mio disturbo ed anche ogni mio tentativo di razionalizzare ciò che mi sta succedendo. Ho deciso di descrivere da oggi minuziosamente ciò che leggerò (o mi sarà concesso di leggere) ogni volta che arrivo quaggiù (o quassù, o chissà diavolo dove).

Senza neppure accorgermene ho un libro in mano e come sempre inizio avidamente a leggerlo.

Nelle mie domeniche d’agosto succede sempre che mi metto a raccontare strane storie, assolutamente insospettabili, preparatevi dunque a partire con me e ad arrivare di buon mattino alla periferia di Firenze, per l’esattezza a Poggio Imperiale, quello su, sopra Porta Romana, ed è la seconda domenica d’agosto dell’anno 3001. Perché un racconto così avanti nel tempo? ti chiederai, o mio lettore, ed io non ho nessuna risposta logica da darti: ho scritto questa storia così come mi è venuta in mente, ho fatto praticamente solo da cronista a ciò che da qualche parte mi è stato trasmesso. Ma torniamo ove ho detto, un modulo sta felicemente svolazzando tra quei colli alla ricerca d’un parcheggio tra il verde e le rovine. Ad un tratto si alza un forte vento che fa sobbalzare l’abitacolo ma rende anche turbolenta la visione, è come se all’improvviso tutta la polvere del posto si fosse alzata e roteasse in rapidi mulinelli, la stessa luce del sole ne è offuscata ed ha assunto un colore giallastro per niente naturale. Ed in quel preciso istante tutta l’energia del modulo svanisce.

Qualche secondo dopo noterete a terra, tra le rovine di un’antica costruzione un modulo di trasporto un po’ ammaccato, fermo con accanto due umani, un uomo ed una donna che stanno discutendo animatamente. Accanto a loro è posato al suolo un contenitore multicolore, all’interno del quale si trova una bambina (è vestita con un pagliaccetto leggero di color rosa) che avrà poco più d’un anno.

-         Ti rendi conto che siamo qui bloccati?

-         E allora? Qualcuno verrà pure a prenderci.

-         Tu dici?

-         Se qualcuno ci ha visto cadere, o appena s’accorgeranno che non siamo rientrati…

-         Che idea del cazzo venire quassù senza le adeguate strumentazioni.

-         Ma se è un luogo turistico, e poi l’hai detto tu: solo lo stretto indispensabile, è una passeggiata.

-         Proprio così, solo lo stretto indispensabile, non NULLA come tu sembra abbia capito.

-         Che palle! Doveva essere solo una passeggiata.

-         All’aperto sulla Terra c’è sempre qualche pericolo nascosto, hai visto com’è finita la passeggiata?

-         …………………..

-         Abbiamo incrociato un campo magnetico deviante, o so un cazzo io cosa, il fatto è che siamo precipitati su questo stupido ed inutile colle, rischiando la nostra pellaccia, ed abbiamo anche portato con noi la bimba.

-         Ed il modulo non riparte, non ci pensa nemmeno a ripartire, è come se l’energia fosse stata tutta prosciugata.

-         E senza energia niente comunicazioni, non siamo più in rete, è come se non esistessimo, qualcuno dovrà pure accorgersene.

-         Ma se c’è stato un malfunzionamento, il modulo avrà pur inviato l’SOS? E’ automatico, no?

-         Sì è automatico, ma non è previsto che l’energia sparisca tutta così all’improvviso…

-         Però invece di precipitare siamo scesi lentamente, qualcosa dell’emergenza ha funzionato, potrebbe anche esser partito l’SOS.

-         Ci credo poco, e poi ti sei guardata intorno? Era proprio qui che volevamo scendere, e dovrebbe esserci un parcheggio attrezzato con il ristoro, l’ufficio dall’APT, il solito negozietto con le cianfrusaglie per gli stupidi turisti come noi…invece io vedo solo noi, arbusti e rovine.

-         Laggiù dovrebbero esserci le rovine di Firenze, siamo abbastanza vicini al centro, invece c’è solo del verde.

-         ……………………….

-         Secondo me abbiamo sbagliato posto.

-         No, è quello giusto, ne sono sicuro, lassù c’era l’osservatorio, e qui dove siamo noi un grande collegio.

-         E quelli strani uccelli che svolazzano?

-         Li ho visti sono rondini.

-         Rondini? Ma sono estinte da centinaia d’anni.

-         Quelle sono rondini, vaglielo a dire che sono estinte, forse non lo sanno.

-         Non è possibile, sarà qualche nuova specie ottenuta con l’ingegneria genetica, lo sai oggi fanno di tutto.

-         Che guaio e ci siamo portati dietro pure la bambina: il latte per lei c’è?

-         Latte no, ma bottiglie d’acqua, omogeneizzati ed un pacchetto di biscotti.

-         Solo questo? E per noi?

-         C’è una bottiglia di Coca-Più da un litro e mezzo di quelle ad alto contenuto di coca.

-         E non c’è altro?

-         No.

-         Sarà bene muoverci, dirigiamoci in basso verso Firenze, qualcosa troveremo.

Detto questo prendono la bimba e le poche cose infilate in una borsa e scendono verso il basso alla ricerca del centro turistico o di qualche guida alle rovine. Ma non vi sono tracce di sentieri e la discesa prosegue molto lenta tra la fitta vegetazione. Solo qualche antico rudere e nessuna traccia di recente presenza umana. Sono ormai in pianura e si fa bruscamente notte, si fermano in uno spiazzo con l’erba bassa e soffice, appoggiano le spalle ad una possente quercia, bevono e mangiano solo qualche sciocchezza (poco più d’un biscotto a testa). La notte avanza e le costellazioni sono tutte sbagliate, lui se ne accorge ma non dice niente. In cielo molte stelle cadenti, si addormentano guardandole ed esprimendo un desiderio.

Al mattino si risvegliano istupiditi per l’avventura non richiesta, trovano un ruscello poco distante e si bagnano per bene, quasi a volersi risvegliare da questa brutta storia. Vicino al ruscello vi sono dei cespugli spinosi con dei frutti neri.

-         Ma quelle non sono more?

-         Sì, assaggiamole!

-         Buone, ma non è il mese sbagliato?

-         Dillo a loro.

-         Forse si, forse no, ma è lo stesso sono molto buone.

E ripartono nella stessa direzione alla ricerca di un qualcosa d’umano, e dopo un’ora circa di cammino si trovano davanti una radura, un prato verde ben curato, un ruscello attraversa un lato del prato, nel mezzo una cupola metallica che a mo’ di specchio riflette il prato stesso, fiori d’ogni tipo attorno alla cupola.

Incuriositi e speranzosi ci girano attorno ed al loro passaggio un’apertura s’attiva e mostra l’interno accogliente, moquette per terra, letti a castello, poltrone, tavoli, una cucina e armadi d’ogni tipo, uno di questi sembra un enorme frigo. C’è anche un bagno con tazza, lavandino e doccia, tutto di forme un po’ strane, ma tutto ben identificabile. Nel frigo una grande varietà di scatole sigillate con l’immagine in etichetta del contenuto: fagioli, ceci, wrustel, salumi, cavoli, funghetti, olive, carciofini, pesche (forse sciroppate), uova, ecc.

E negli armadi abiti d’ogni tipo, lenzuoli, asciugamani, ed ancora posate, bicchieri, piatti….

-         Affermerei che c’è tutto, anche per la bimba…

-         Sì, per la sopravvivenza non manca niente.

-         Sempre all’insegna del minimo indispensabile.

-         Per ora va più che bene così, poteva essere assai peggiore la situazione, non lamentiamoci.

-         Certo che qualche bella bottiglia di birra, un wisky, qualche sigaretta ed un po’ di droga ci poteva anche essere

-         Ma non c’è, rassegnati.

La luce all’interno è diffusa direttamente dalle pareti. Non v’è alcun mezzo per comunicare con l’esterno, ed i nostri sfortunati protagonisti cominciano ad abitare il modulo e familiarizzano a poco a poco con questa strana abitazione ove i cibi riappaiono una volta consumati ed i rifiuti scompaiono al mattino, ed anche l’ambiente è sempre rimesso in ordine, così come i vestiti sporchi che tornano lavati e stirati.

La cucina è sempre pronta ai loro bisogni ed il giardino esterno si fa ogni giorno più bello. La cupola li accudisce e li coccola, fa da madre e protezione, dopo centomila anni è tornata la presenza dell’uomo sulla Terra, la cupola è riuscita a procurarsi tre esemplari prelevandoli dal loro tempo. Altre cupole avevano fatto o stavano per fare la stessa cosa. Una nuova colonia umana sta per nascere.

Le cupole si sarebbero estremamente divertite a fare da divinità al nuovo insediamento umano. D’altronde fare gli dei era il loro destino, erano state costruite per questo.

Cupola amorevolmente guarda ancora una volta i tre piccoli esseri umani che stanno tra loro ridendo e la più piccola emette forti gridolini…

 

Qui finisce il libro che mi sono trovato in mano, lo reinserisco al suo posto nello scaffale e mi infilo nel piccolo gabinetto, quello nel quale ci si può addormentare in piedi…..